The Last Supper. L'ultima Cena. Ultimate Wallpaper.

Ho un debole per i parati. Nei miei progetti d’interni difficilmente possono mancare. Oltre ad avere la capacità di ampliare spazi piccoli e creare profondità, sono elementi estremamente decorativi. Un parato può cambiare completamente il look di una stanza, rendendola giocosa, sofisticata, originale, colorata e scenografica: tutte caratteristiche che rispondono alla mia idea di casa. Ecco perché dedico molto tempo alla ricerca e alla selezione di questo elemento decorativo tanto affascinante. 

Oggi vi presento uno dei parati più emozionali ed intensi che io abbia mai utilizzato nei miei progetti. L’Ultima Cena di Da Vinci nella versione di Andy Warhol, stampato su misura a Brooklyn da Flavor Paper e installato nella casa di una mia committente e amica di Atripalda (AV).

Un pezzo di rara bellezza.

Vi racconto come e perché lo abbiamo scelto. Poche settimane dopo uno dei miei viaggi a New York, durante il quale ho visitato l’azienda che produce in esclusiva questi parati che vengono calibrati e stampati solo su ordinazione, ho incontrato una mia cliente (oggi mia carissima amica) che mi chiedeva di aiutarla a dare un tocco molto personale alla sua casa, che dal punto di vista architettonico era impeccabile: ben fatta, ben divisa, e arredata con pezzi di alto design. Tuttavia la cliente lamentava il fatto che non era riuscita ad esprimere la sua personalità così solare e forte e dunque non si sentiva “a casa”. 

La sfida per questo progetto di styling era quella di realizzare un ambiente colorato e audace senza alterare la struttura né intervenire con lavori pesanti e tantomeno sostituire gli arredi esistenti, ma piuttosto lavorare in “aggiunta”. Perciò sapevo che i parati si sarebbero rivelati la soluzione più funzionale e impattante.

La sala da pranzo in particolare presentava una parete particolarmente in vista e ben visibile anche dal salone alla quale non era possibile, per motivi di passaggio, inserire elementi decorativi che avessero una profondità anche minima. Nel percorso di conoscenza con la cliente, le ho proposto delle soluzioni scaturite dagli spunti caratteriali, dalla sensibilità e dai racconti personali fino a presentarle un campione del parato di Warhol che stavo custodendo gelosamente come una vera e propria ‘reliquia’. 

 In quel momento ho visto i suoi occhi illuminarsi, mossi da un’emozione. Questo è il momento esatto in cui capisco di aver trovato il pezzo giusto. L’entusiasmo e l’emozione erano perfettamente corrisposte, lei si era innamorata del pezzo, io dell’idea di inserire in un mio progetto un’opera così controversa e contaminata che tanto mi rappresenta sotto l’aspetto reinterpretativo degli ambienti e dei cliché. 

In verità quando ho proposto questo parato alla mia cliente ero convinta di andare ben oltre i confini della sua comfort zone e invece con mia grande sorpresa ho trovato un match perfetto con quello che lei cercava e sentiva. 

Successivamente abbiamo solo dovuto selezionare la versione giusta del parato, quella con fasce in colore pastello che rivestono in semi trasparenza l’opera, calibrarla sull’intera parete della sala da pranzo e ordinarla all’azienda con sede a Brooklyn

La sala da pranzo era già di per sé uno spazio molto importante che accoglie un pezzo di design storico, il tavolo ovale in marmo di Eero Saarinen con sedie Tulip.

Il protagonismo e l’importanza di questo parato è perfettamente all’altezza: dona all’ambiente un alone di mistero e di grande spiritualità insieme, infine consacra la commistione fra il senso dell’opera d’arte vinciana e la fortissima personalità della mia committente. La versione di Andy Wahrol di questa opera rispecchia inoltre la sua inclinazione e senso artistico grazie alla contaminazione subita per mano di Wahrol. 

Attraverso la scelta del parato, è lei stessa a dettare le ‘sue regole artistiche’ e quindi le sue regole di vita: un’apparente irriverenza eretica per la commistione tra sacro e profano, tra arte, pop art e design commerciale trasforma un’opera religiosa fino a farle acquisire una interpretazione e declinazione personale. 

Credits:

Copywriting: Chiara Zarrella, Elisa Forte

Photo: Flavor Paper

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